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Affari di Famiglia

“L’85% delle aziende italiane sono a conduzione familiare, solo il 30% sopravvive al fondatore e un piccolo 18% arriva alla terza generazione. Il passaggio generazionale è infatti uno dei momenti più delicati e critici nella vita di un’impresa familiare, un momento cruciale del passaggio di potere da padre in figlio, che molti imprenditori preferiscono rimandare non preparandosi in modo adeguato.

Essendo da anni la Famiglia il mio campo di indagine preferito, per raccontare e capire la società in cui viviamo, portare in scena la riuscita felice di un passaggio generazionale inizialmente difficile, mi è sembrata un’ottima occasione per riflettere sulla difficoltà delle vecchie generazioni a lasciare il posto alle nuove e di quali possano essere le strade per superarle, non soltanto in ambito imprenditoriale.

Per farlo ho scelto di partire da un’immaginaria azienda: La Fabrizio Farmaceutica, fondata in un’immaginaria vallata del Nord Italia, la Val Membrana, in cui far partire la storia dal giorno del funerale del suo Presidente, il vecchio Fabrizio junior. A ritrovarsi oggi nel suo ufficio, e dopo mesi di lontananza, sua figlia Anna Rita, designata a succedergli alla testa dell’azienda e la sua propria figlia, nonché nipote del defunto, Fabrizia. Le due donne dovranno affrontare un passaggio generazionale che non era stato preparato, in un’azienda minacciata dalla concorrenza, Anna Rita è fedele ad una visione del lavoro d’altri tempi mentre Fabrizia spinge verso quella tipica delle nuove generazioni, formatesi lontano da casa e con un’esperienza lavorativa all’estero. Nello scontro generazionale entrano in gioco anche vecchi attriti, segreti di famiglia ed emozioni mai espresse. Come conciliare allora innovazione, tradizione e sentimenti, per il bene dell’azienda?

Forse partendo dal motto di Fabrizio junior :“Il bene dell’azienda è il bene della famiglia” per arrivare a pensare che oggi, sia piuttosto il bene della famiglia a fare il bene dell’azienda.”

Antonella Questa

CREDITS

con Antonella Questa e Ilaria Marchianò
movimenti di scena Magali B. – Cie Madeleine&Alfred
disegno luci Daniele Passeri
assistenza tecnica Marco Oligeri
organizzazione generale Serena Sarbia
una produzione LaQ-Prod /Gli Scarti
col sostegno di Armunia Teatro – Festival InEquilibrio e Pupi&Fresedde – Teatro di Rifredi

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Si vorrebbe quasi esplodere in un gioioso «finalmente!» di fronte al dipanarsi della vicenda di Livore, e al suo irridere la liturgia della retorica con cui ognuno di noi è solito omaggiare il teatro: come se questo sia soltanto il luogo degli abbracci e giammai l’arena di Eva contro Eva, l’agone all’interno del quale lobby, potentati e cani sciolti si fronteggiano

Alessandro Iachino (Stratagemmi)

Un testo che apparecchia uno scenario pinteriano nella preparazione di una cena che dovrebbe facilitare rapporti e scritture attoriali per prossime fiction televisive. Scorrevole e leggera all’apparenza, la commedia diventa un saggio su debolezze e veleni che governano il mondo”

Gianfranco Capitta (Il manifesto)

La velenosa rivalità è un falso storico, ma il rancore resta e dà aFrancesco D’Amore l’occasione mettere sulla carta una storia, che ne conserva i nomi: Antonio e Amedeo. Una vicenda essenziale, dinamica, tramata di mistero. Come aveva fatto Puškin. Come avevano fatto Peter Shaffer e poi Milos Forman in Amadeus. Nello spettacolo che ha debuttato a Prato, la regia di Michele Altamura e Gabriele Paolocà colora il lutto del Requiem mozartiano con la tinta livida delle barbabietole.

Roberto Canziani (Hystrio)

Sia dato onore alle compagnie teatrali che cercano di non perdereil contatto con la tradizione, in nome di una innovazione a volte modaiola, utile più alla mostra di sé che al dibattito contemporaneo. È questa una caratteristica che la compagnia VicoQuartoMazzini, fondata nel 2007 da Michele Altamura eGabriele Paolocà, ha sempre portato con sé in ogni progetto, mossa da un amore per il teatro di prosa visto, partecipato, agito nelle compagnie da cui trarre un testimone epocale, da cui assimilare caratteri ed emozioni da condividere.

Simone Nebbia (Teatro e Critica)

È facile riconoscere, per il nome e l’atteggiamento, Salieri in Antonio e Amadeus in Amedeo. Il ribaltamento del palcoscenico vuole, però, che nella serie tv che devono girare i ruoli siano invertiti. L’arte è la scoperta dentro di sé dell’altro. Essere è crederci. Ma non è ancora abbastanza. Francesco d’Amore ha scritto il copione durante il lockdown: l’invidia brandita in scena ha la medesima natura sistemica del Coronavirus.

Matteo Brighenti (Doppiozero)
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