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CHI SEMINA VENTO

Orson Welles ce l’ha fatta. La sua Guerra dei Mondi, lo sceneggiato radiofonico in cui inscenava un’invasione aliena di New York, lo decretò il genio che tutti conosciamo. Dieci anni dopo, in Ecuador, qualcuno tentò di ripetere le sue gesta. E fallì clamorosamente. Attraverso finti collegamenti con inviati sul luogo dell’accaduto e con personalità autorevoli del governo, lo staff di Radio Quito gettò nel panico gli abitanti di una città già devastata dalla guerra e dalla povertà. Panico che in poco tempo sfociò nella tragedia: una volta scoperta la fake news gli abitanti di Quito diedero fuoco al palazzo che ospitava la radio, uccidendo cinque persone. 

In questo progetto speciale VicoQuartoMazzini, Premio Hystrio 2021 come migliore compagnia emergente italiana, costruisce un recital elettronico a cavallo tra un concerto ecuadoregno degli anni 40 e una narrazione lisergica dei fatti di quella notte, la notte in cui per la prima volta i nuovi media di comunicazione mostrarono al mondo la loro schiacciante potenza persuasiva e manipolatoria. 

CHI SEMINA VENTO è stato presentato in anteprima a Inequilibrio Festival ed è stato trasmesso da Radio3 in occasione degli ottanta anni dalla messa in Onda de La guerra dei Mondi di Orson Welles.

diretto, interpretato e cantato da Michele Altamura e Gabriele Paolocà
sound design e musica dal vivo Fabio Clemente
liberamente ispirato a “Los que siembran el viento” di Leonardo Pàez traduzione dallo spagnolo Alberto Calderone
organizzazione Francesca D’Ippolito
produzione VicoQuartoMazzini, Gli Scarti

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Si vorrebbe quasi esplodere in un gioioso «finalmente!» di fronte al dipanarsi della vicenda di Livore, e al suo irridere la liturgia della retorica con cui ognuno di noi è solito omaggiare il teatro: come se questo sia soltanto il luogo degli abbracci e giammai l’arena di Eva contro Eva, l’agone all’interno del quale lobby, potentati e cani sciolti si fronteggiano

Alessandro Iachino (Stratagemmi)

Un testo che apparecchia uno scenario pinteriano nella preparazione di una cena che dovrebbe facilitare rapporti e scritture attoriali per prossime fiction televisive. Scorrevole e leggera all’apparenza, la commedia diventa un saggio su debolezze e veleni che governano il mondo”

Gianfranco Capitta (Il manifesto)

La velenosa rivalità è un falso storico, ma il rancore resta e dà aFrancesco D’Amore l’occasione mettere sulla carta una storia, che ne conserva i nomi: Antonio e Amedeo. Una vicenda essenziale, dinamica, tramata di mistero. Come aveva fatto Puškin. Come avevano fatto Peter Shaffer e poi Milos Forman in Amadeus. Nello spettacolo che ha debuttato a Prato, la regia di Michele Altamura e Gabriele Paolocà colora il lutto del Requiem mozartiano con la tinta livida delle barbabietole.

Roberto Canziani (Hystrio)

Sia dato onore alle compagnie teatrali che cercano di non perdereil contatto con la tradizione, in nome di una innovazione a volte modaiola, utile più alla mostra di sé che al dibattito contemporaneo. È questa una caratteristica che la compagnia VicoQuartoMazzini, fondata nel 2007 da Michele Altamura eGabriele Paolocà, ha sempre portato con sé in ogni progetto, mossa da un amore per il teatro di prosa visto, partecipato, agito nelle compagnie da cui trarre un testimone epocale, da cui assimilare caratteri ed emozioni da condividere.

Simone Nebbia (Teatro e Critica)

È facile riconoscere, per il nome e l’atteggiamento, Salieri in Antonio e Amadeus in Amedeo. Il ribaltamento del palcoscenico vuole, però, che nella serie tv che devono girare i ruoli siano invertiti. L’arte è la scoperta dentro di sé dell’altro. Essere è crederci. Ma non è ancora abbastanza. Francesco d’Amore ha scritto il copione durante il lockdown: l’invidia brandita in scena ha la medesima natura sistemica del Coronavirus.

Matteo Brighenti (Doppiozero)